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L’indivia è una pianta molto simile alla cicoria (Cichorium endivia) appartenente alla famiglia delle Asteraceae e usata in cucina come insalata. In antichità l’indivia veniva considerata portatrice assoluta di energie positive.

 

Quali sono le caratteristiche della pianta? Quante tipologie di indivia ci sono? Come usarla e conservarla in cucina? Quali benefici? Può avere effetti collaterali? Scopriamolo insieme.

 

 

Caratteristiche dell’indivia

La pianta d’indivia ha una forma schiacciata verso il basso, tipo cespi bassi e con foglie sovrapposte serrate tra loro in forma di piccole rose. La rosa più interna è detta cuore e di colore giallo-verde. Viene coltivata tutto l’anno anche se i periodi migliori sono l‘autunno e l’inverno.

L’indivia ama un clima fresco e temperato. Resiste abbastanza bene alle temperature gelide e teme siccità e parassiti. Per quanto riguarda questi ultimi, uno dei principali nemici dell’indivia è la peronospora, che può causare macchie scure sulla parte superiore portando in poco tempo la pianta alla morte.

L’indivia viene attaccata anche da lumache e afidi. La pianta è anche ricca di sali minerali, calcio, oligoelementi che stimolano l’attività dello stomaco e non solo. Prima di parlare delle proprietà benefiche e degli usi culinari dell’indivia, vediamo quante tipologie di questa piccola pianta commestibile simile alla cicoria e all‘insalata ci sono.

 

Tipologie di indivia

Nel nostro Paese vengono coltivate solo due tipologie di indivia:

  • quella a foglie intere o indivie scarola: hanno forme larghe, lisce o ondulate. Di questa tipologia esistono diverse varietà:
  1. Gigante degli ortolani fino a 40 cm di diametro dal cespo compatto e voluminoso
  2. Bionda a cuore pieno e Fiorentina con cespi serrati e foglie allungate
  3. Verde a cuore pieno con cespo allargato e schiacciato
  • quella a foglie ricce: hanno cespi voluminosi con foglie crespate e margini irregolari e frastagliati. Ecco le varietà:
  1. D’estate a cuore d’oro con cuore croccante
  2. Pancalieri a costa rosa con sfumature rosa alla base delle foglie
  3. Riccia d’Inverno con cespo molto voluminoso
  4. Ruffec con foglie ricciute
  5. Romanesca da taglio o Endivietta verde con cespo fino a 35 cm, foglie arricciate e serrate con cuore bianco-dorato

L’insalata indivia contiene fibra naturale con effetto saziante e lassativo, buone quantità di sali minerali (ferro, calcio e potassio) e antiossidanti (carotenoidi). La pianta contiene pochissime calorie (circa 15 Kcal per 100 grammi di prodotto).

 

Come scegliere l’indivia?

L’indivia per essere buona da mangiare e da usare come ingrediente in diverse pietanze deve essere scelta con cura. L’indivia deve avere:

  • colore brillante
  • foglie fresche, carnose, intatte e croccanti
  • cespo bianco o appena rosato nel punto di taglio

Evitate le insalate d’indivia con foglie dai bordi anneriti e cespi dal punto di taglio scuro e appassito.

Come conservare l’indivia?

L’indivia si mantiene 5 giorni in frigorifero nel cassetto della frutta e verdura, l’importante che sia ben avvolta da carta assorbente da cucina. L’indivia può essere conservata cruda e cotta. Quest’ultima massimo per una settimana.

Usi dell’indivia in cucina

L’indivia ha diversi usi in cucina, ma prima di utilizzarla è necessario pulirla bene. La pulizia è molto semplice, basta separare le foglie scartando quelle più esterne e quelle rovinate e annerite. A questo punto lavatele in acqua fredda e asciugate o fate sgocciolare in un recipiente con dei fori.

Nelle preparazioni che richiedono il cespo intero occorre allargare le foglie in modo che l’acqua penetri fino alla base e pulire bene strofinando con le dita dove è necessario. L’indivia si può consumare cruda o cotta al vapore come contorno.

Un altro uso molto diffuso è come ingrediente nelle torte salate, zuppe e primi piatti con aglio, acciughe, olive e peperoncino. La base del cespo dell’indivia è la più amara, se vi piace il gusto amarognolo lasciatela così altrimenti eliminatela.

 

Pubblicato in Alimentazione
31 Maggio 2017
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La prugna è il frutto antiossidante per eccellenza per mantenersi giovani e in salute. E’ originaria di diverse zone del mondo, dal Sud Africa alla Germania ed è possibile trovarla tutto l’anno anche se da maggio a settembre che si trovano quelle di produzione stagionale e locale.

 

Nel nostro Paese esistono diverse varietà di alberi di prugne, ognuno con frutti dal colore e dal sapore differenti:

  • Golden
  • Japan
  • Regina Claudia
  • Santa Rosa

Ci sono le prugne gialle (acide e succose), le rosse (dolcissime), le prugne viola (secche in scatola e ideali da cuocere) e quelle verdi (dolci e gustose). Vediamo insieme proprietà, sostanze nutrienti e benefici delle prugne.

Valori nutrizionali e caratteristiche delle prugne

Le prugne sono molto povere di calorie e ricchissime si nutrienti per la salute e il benessere. Il frutto antiossidante per eccellenza e alleato della giovinezza possiede i seguenti valori nutrizionali per 100 g di prodotto:

  • acqua (88 g)
  • proteine (0,5 g)
  • grassi (0 g)
  • fibre (1,5 g)
  • potassio (200 mg)
  • magnesio (8 mg)
  • Vitamine (A, C ed E)

 

Le prugne vanno consumate solo ben mature. La loro polpa deve essere soda, compatta e avvolta da una polvere biancastra. Le pugne vanno lavate accuratamente (soprattutto se non è chiara la provenienza),aggiungere un po’ di bicarbonato per alimenti se necessario o del disinfettante alimentare. Questo perchè è un frutto che va mangiato con tutta la buccia (ricchissima di fibre).

Per conservarle in modo corretto metterle in frigo e consumarle al massimo dopo 3 giorni. Le migliori prugne sono quelle che cadono dai rami scuotendoli. Se invece si acquistano prugne più acerbe è consigliabile conservarle a temperatura ambiente in luoghi asciutti e lontano da luce solare e fonti di calore.

Proprietà benefiche delle prugne

Le prugne, oltre ad essere antiossidanti e rinfrescanti, contengono composti salutari che aiutano il benessere dell’organismo. Tra i principali benefici del frutto:

  • effetto protettivo: le prugne rosse e bluette sono ricche di antociani (antisettico e antiossidante) che preservano dai tumori e combattono i radicali liberi
  • cuore sano: il consumo abituale di prugne allontana il rischio di infarti e ictus
  • ossa giovani: il consumo di prugne previene la perdita di massa ossea in menopausa
  • aiuta la stipsi: la prugna è un efficace lassativo contro la stitichezza

 

Usi della prugna

Le prugne possono essere consumate e usate in svariati modi. Il migliore è sicuramente quello di consumarle fresche, l’importante che siano ben mature per essere ben tollerate e digerite dallo stomaco ed evitare fastidiose acidità.

Le prugne possono essere gustate anche:

  • in confetture e marmellate: si usano le prugne scure con effetto lassativo 
  • nelle salse: soprattutto agrodolci in abbinamento a secondi di carne
  • dessert: le prugne possono essere impiegate in torte con ricotta, sfogliate e crostate, gelati e crumble
  • secche: le prugne secche sono energetiche e ricche di fibre importanti per l’intestino, la digestione e la stipsi

Per quanto riguarda la stipsi ostinata un rimedio molto efficace per combatterla è mettere 5/6 prugne in una pentola con acqua bollente. Coprire e lasciare in ammollo l’intera notte. Al mattini colare le prugne e berne il liquido nel corso della giornata. Il succo di prugna è un lassativo naturale che non irrita la mucosa intestinale e regolarizza il transito delle feci.

 

Quando non mangiare le prugne?

Le prugne pur avendo numerosi benefici devono essere assunte con moderazione in alcuni casi:

  • diabete
  • diete dimagranti (massimo 30 grammi)
  • calcoli renali (le varietà rosse delle prugne contengono acido ossalico che favorisce la formazione di calcoli renali, se si soffre di questa patologia, evitare il frutto)
  • bambini sotto i 3 anni di età

 

 
Pubblicato in Alimentazione
1 Maggio 2017
Letto 736 volte

Che sia romano, campano, sardo o di Chioggia il carciofo è un ortaggio prelibato dalle molteplici usi e funzionalità.

 

Innanzitutto, impariamo a riconoscere un buon carciofo (punta chiusa e foglie esterne verdi scuro, foglie interne tenere e assenza di peluria – barbetta, gambo tenero ma senza ammaccature) e come cucinarlo per non perdere i suoi potenziali benefici:

 

– crudi o in pinzimonio sono l’ideale per non disperdere nessuna proprietà 

– lessati in poca acqua e poi conditi con olio, sale e limone

– in pentola, senza condimenti, nella propria acqua.

 

 

Per conservarli senza alterarli, per 6-7 giorni, prendete il carciofo fresco e toglietegli le foglie esterne più dure e tagliate il gambo lasciandone circa 5cm; lavatelo e asciugatelo.

Avvolgetelo quindi, in un canovaccio e riponete il tutto in un sacchetto di plastica (lasciatelo aperto) e mettete in frigorifero.

 

Le proprietà dei carciofi

 

Il carciofo è così importante perché possiede importanti e rilevanti proprietà, come:

 

Attività farmacologica coleretica: grazie alla Cinarina che contiene nelle foglie (sostanza aromatica ed amara), il carciofo aumenta il flusso biliare e la diuresi ed è quindi ottimale per combattere la cirrosi biliare e i casi di bile densa, sabbia billiare e calcoli nella cistifellea (protegge e stimola il fegato – epatoprotettivo), nonché risulta essere efficace per diminuire il livello di colesterolo e, di conseguenza, per prevenire infarto ed ictus.

 

ll carciofo ha dunque anche un’attività depurativa, digestiva (migliora le funzioni secretive e motorie del tubo digerente ed è dunque indicato per chi soffre di disturbi gastro-intestinali, digestivi, stitichezza, vomito, nausea e di reflusso gastrofageo), anti trigliceridi e anti colesterolo LDL (elimina quello cattivo e fa aumentare quello buono HDL).

 

Per trarne vantaggio, bisognerebbe mangiare 100-300mg di carciofi freschi ogni giorno, per un periodo prolungato. L’attività diuretica si manifesta dopo qualche giorno di prolungata assunzione (sei giorni generalmente), mentre l’attività antiossidante agisce internamente sulle cellule, ritardandone l’invecchiamento: gli organi e la pelle restano così più giovani, protetti e resistenti (prevenzione di malattie antisclerotiche e cardiovascolari).

 

–  E’ un ottimo alleato anche per le donne dunque, in quanto combatte gli inestetismi della pelle e, stimolando la diuresi, elimina le scorie in eccesso, regola il colesterolo, favorisce la circolazione del sangue e combatte la ritenzione idrica e delle tossine nocive. Il metodo d’assunzione migliore per appropriarsi di tutti questi benefici è la bollitura del carciofo: bere una volta al giorno, almeno per un mese, il decotto che ne deriva. Altrimenti ricorrere ai prodotti in commercio come le tisane e gli infusi.

 

– E’ un ottimo alleato anche per la linea, in quanto è assai utile per spezzare la fame se viene consumato prima dei pasti: mangiatelo crudo tagliato fine, con un po’ di limone per attenuare la sua naturale amarezza. Inoltre, il carciofo contiene solo 22 calorie in 100gr, quindi è un alimento indicato anche per chi deve perdere peso.

 

– E’  ricco di potassio e di ferro (poche vitamine al contrario, ma son presenti comunque le A, B1, B2, C, PP), ha un buon valore nutritivo, contiene minerali come rame, zinco, calcio, sodio, fosforo, acido malico e quello citrico, tannini e taluni zuccheri consentiti ai diabetici, come mannite e inulina. Il carciofo dunque, è essenziale per la formazione dei tessuti, la coagulazione del sangue, le reazioni enzimatiche, la trasmissione degli impulsi nervosi ed il metabolismo idrico generale. E’ un ortaggio tonico e calma anche la tosse.

 

– E’ consigliato per le donne che vogliono concepire un figlio o sono in dolce attesa, in quanto i carciofi contengono l’acido folico (che solitamente viene prescritto nei primi 3 mesi di gravidanza alle gestanti, da parte della ginecologa), che è fondamentale per la salute del feto e della mamma. E’ controindicato durante l’allattamento invece, poiché i carciofi contrastano la secrezione di latte materno.

 

E’ sconsigliato anche per chi soffre di calcoli renali poiché l’effetto stimolante di secrezione della bile, può causare crampi e coliche molto dolorosi.

Pubblicato in Alimentazione
30 Maggio 2016
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Si dice che dopo molti anni dalla creazione del mondo, qualcuno accortosi che mancava qualche cosa ha inventato la pasta: "Solo ora l'opera poteva dirsi perfettamente compiuta".

 

Non siamo, enfasi a parte, distanti dal vero, se con questa espressione si vuole sottolineare l'appartenenza della pasta alle cose più belle, più buone e più benefiche del mondo, anche per questo la pasta è una costante della dieta CADN proposta da DCD Tuscolano.

 

 

Per quanto, invece, riguarda la rapidità dell'invenzione, sappiamo che le cose sono andate un poì più per le lunghe: "l'invenzione della pasta" è parte di un processo molto lungo che ha portato soltanto nel secolo scorso al trionfo popolare di questo alimento; un trionfo che dall'Italia gradualmente si è esteso a tutto il mondo. 

 

La produzione di massa della pasta è cominciata nell'ottocento, in quegli anni, la passione per essa dilaga al punto che i maccheroni vengono cotti all'aperto dagli ambulanti (i maccaronai) e mangiati per strada.

 

Il regno della pasta è la Sicilia, intorno all'anno Mille.

Qui, nel granaio d'Europa, dal fecondo e incessante scambio con la cultura araba e di tutta l'area mediterranea, nasce la moderna tecnica di produzione della pasta; e soprattutto s'inventa quel modo di prepararla e "viverla" nella dieta quotidiana che è ancora il nostro. Ci vorrà, come abbiamo visto, ancora del tempo prima che la pasta da prodotto di élite diventi consumo universale; ma ora la strada è veramente aperta.

 

Manca, in questa rapida carrellata una tappa fondamentale. L'incontro tra la pasta e il pomodoro. Quest'ultimo era giunto da molto lontano, dall'America, in seguito ai viaggi di Colombo. E per lungo tempo aveva condotto un vita stentata e piuttosto marginale; alcuni botanici tedeschi lo ritenevano addirittura una pianta tossica. In Italia veniva mangiato soltanto in insalata, condito con sale, pepe e olio, insieme ai cetrioli. 

 

Finalmente, nell'Ottocento, secolo cruciale per il nostro destino alimentare, il colpo di genio dei napoletani, che cominciano a condire gli spaghetti con la salsa di pomodoro. 

E' la svolta: la salsa di pomodoro ( 'a pummarola) dà alla pasta un sapore ed un colore che conquistano il mondo. Una porzione di gr. 80 di pasta al pomodoro può essere inserita in una dieta anche ipocalorica, a patto che nel pasto non vengano altri alimenti ricchi di carboidrati. Una recente novità è la pasta biologica.

 

A voi non è venuta fame? Che dite, ci facciamo una spaghettata?

Pubblicato in Alimentazione
25 Luglio 2015
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Non era partita con una buona reputazione.

Da prima "mela tentatrice" che ha condannato l'uomo ad abbandonare il paradiso terrestre a  "pomo della discordia" nell'epoca greca, che ha provocato lutti e tragedie nella guerra di Troia.

 

Sembra quasi il destino di un nome: i Romani la chiamavano "malum" usando, per essa, lo stesso termine (omonimo) con cui indicavano "il male" in tutte le sue accezioni: sofferenza, peccato, sventura, delitto, castigo, fatica. Nella nostra lingua neolatina i due termini "mela" e "male" hanno conservato questo legame etimologico diventando l'uno l'anagramma dell'altro.

Ma mai cattiva fama fu più immeritata! La mela è diventata uno dei frutti più coltivati e consumati nel mondo. Per il colore, il sapore e gli usi se ne distinguono diverse varietà e negli orti botanici si conservano addirittura centinaia di campioni di mele commercialmente “estinte".

 

La stagione ideale per gustare mele di ottimo profumo e consistenza è l'autunno, ma, grazie ai moderni sistemi di conservazione, il frutto è disponibile tutto l'anno.

Mentre il consumo di mele come frutta è il più rilevante, vanno ricordati altri importanti utilizzi: la produzione di sidro e di agro di mele, i succhi dissetanti ottenuti con la spremitura di mele, le mele da spalmare e le mele secche.

La mela ha delle caratteristiche nutrizionali interessanti: ha un alto contenuto di vitamine, di sali minerali e di fibre.

La polpa di mele può essere utilizzata nella cura delle malattie intestinali di tipo diarroico, mentre alcuni studiosi raccomandano la masticazione giornaliera di una mela come aiuto per l'igiene dentaria.

L'apporto calorico è limitato (circa 45 kcal per 100 grammi) e ciò ne fa lo spuntino ideale per chi vuole mantenere il proprio peso forma.

 

 

Lo sapevate che…?

L'Italia è uno dei maggiori produttori europei, con coltivazioni prevalentemente concentrate in Trentino, Veneto, Emilia e Piemonte. Le varietà più diffuse sono la Delizia Golden e la Delizia rossa, la Renetta, a polpa compatta e un po' acidula, la Annurca, dal colore rosso violaceo, la Limoncella, gialla con polpa asprigna, e la Granny Smith, verde chiara.

 

Pubblicato in Alimentazione
3 Giugno 2015
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